Abbiati: “Gigio? A Mihajlovic dissi di buttarlo dentro perché…”

MILAN, ITALY – MAY 13: Champions League 02/03, Mailand; Inter Mailand – AC Mailand 1:1; Torwart Christian ABBIATI/AC Mailand, Mohamed KALLON/Inter, Kakha KALADZE/AC Mailand (Photo by Sandra Behne/Bongarts/Getty Images)

di Mauro Suma –

Che storia, la storia di Christian Abbiati! Tante sliding doors, tanti particolari. Lui li racconta tutti in esclusiva a DDD: “Vengo dal 1998, ero il terzo portiere del Milan dietro Lehmann e Sebastiano Rossi. Quando è iniziata la stagione pensavo solo a migliorare che poi avrei fatto altre esperienze altrove, non pensavo certo di giocarmela e di avere delle occasioni. Mai avrei pensato di poter essere il portiere dello Scudetto. E invece andò proprio così”. Eri emotivo da giovane? A volte ti prendevi colpe che non avevi? “Sì, ho sempre cercato la perfezione, anche se la perfezione non esiste, e sono sempre stato molto critico con me stesso. Alzai la mano e dissi colpa mia dopo aver preso un gol da Zanetti nel derby di ritorno del 1999 e scoppiai a piangere pochi mesi dopo, al termine di un Milan-Chelsea. Quando loro pareggiarono con Wise e sentivo che il Milan era fuori dalla Champions, dissi che era colpa mia quel gol. Gli stessi giornalisti non se lo aspettavano. Forse questa sincerità mi ha nuociuto, ma sono fatto così”.

Però ricevevi anche complimenti…”Sì’, dopo un Milan-Galatasaray 2-1, il presidente Berlusconi disse grande Abbiati e piccolo Milan, ero sempre felice quando Berlusconi, Galliani e Braida mi facevano i complimenti, il Milan mi ha dato tanto e spero di aver ripagato, ma un attimo dopo mi dicevo: tieni i piedi per terra…”. Con Cesarone Maldini, a fine campionato, ha giocato Seba Rossi: “Sì e oggi una spiegazione me la sono data. Mi era accaduto anche al Monza con Giuseppe Gatta, quando una squadra non va bene può accadere che l’allenatore inserisca un portiere più esperto. Ci sta.” Quando Dida diventò titolare con Ancelotti e Vecchi…”No, non ho sofferto, era l’estate del 2002 e mi ero stirato l’addome in una amichevole, sono rimasto fermo per un mese e mezzo. Io stavo andando bene, poi sono il primo a dire che il Dida di quegli anni ha giocato ad altissimi livelli…”. Eri alla Juve e in un Milan-Juve 3-1 a San Siro sarebbe stata la tua prima da avversario ma non hai giocato, scese in campo Chimenti con la maglia bianconera, tante dicerie, non se l’è sentita…: “Molto semplice. Avevo avuto il febbrone tutta la settimana per colpa delle tonsille e a fine stagione mi sono operato, quelle tonsille quando si infiammavano mi mettevano a letto”.

Nel 2007-08 all’Atletico Madrid, nel 2012 contro Messi…

Poi arriva l’estate del 2008…”Me la ricordo bene. Avevo fatto una grandissima stagione all’Atletico Madrid, ero carico ed ero convinto di potermi riprendere il Milan. Avevo iniziato a parlare con il presidente Zamparini per andare al Palermo, se fossi andato il Milan avrebbe preso Lloris dal Nizza, ma mi sentivo troppo sicuro quella volta, ringraziai Zamparini  e rimasi al Milan. Ancelotti disse che io, Dida e Kalac saremmo partiti alla pari. Dida era all’ultimo anno, Kalac prese 5 gol dal Chelsea in amichevole, io vinsi il trofeo TIM a Torino contro Juventus e Inter e tornai titolare. Poi nel marzo 2009 mi ruppi il crociato a Siena e rosicai tantissimo perchè stavo andando bene. Sono tornato 1 anno dopo, prima con Leonardo parando un rigore a Bari in una gara dura e poi con Allegri. Nell’anno dello Scudetto, la parata che ho fatto sul colpo di testa di Thiago Motta sull’1-0 nel derby di ritorno, è stato come aver segnato un gol. La parata su Diamanti a Brescia del sabato di Pasqua, vale come quella su Kallon nel derby di Champions League e ancor prima su Bucchi nel pomeriggio dello Scudetto di Perugia. Ebbene sì, i derby mi hanno più dato che tolto, più gioie che dolori”.

La gioia del 2003 nell’euroderby…

E oggi? “Ho sempre avuto la passione per le moto americane e la coltivo con grande tranquillità. Negli ultimi anni da portiere e da dirigente ho sofferto tantissimo, perchè non vedevo più il mio Milan, perchè vedevo che le nuove generazioni di calciatori sono diverse dalla nostra. Anche per questo ho smesso di fare il dirigente. Gigio? Sinisa Mihajlovic, che è un grande uomo e un grande allenatore, la scelta ce l’aveva già in testa, ma quando mi chiamò e mi chiese cosa ne pensassi, gli ho detto solo due parole: buttalo dentro. Poi silenzio…aggiunsi solo è forte ed è così giovane che anche se sbaglia glielo perdonano, infatti da Berardi con il Sassuolo prese gol sul suo palo ma poi ha continuato a giocare e ha conquistato tutti”.