Addio al portiere Bonetti, il Gatto che piaceva a Pelè

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Il Gatto non balza più. In una domenica di Pasqua rattristata dalle morti del pilota Sir Stirling Moss e del comico Tim Brooke-Taylor, l’Inghilterra piange anche l’ex portiere del Chelsea Peter Bonetti.

A settantotto anni si spegne uno dei giocatori più leggendari dei Blues. The Cat, così denominato per la sua agilità e il suo stile impeccabile, aveva difeso i colori dei West Londoners in 729 occasioni collezionando ben 208 “clean sheets”, venti in meno del recordman Petr Cech.

Numero uno del club di Stamford Bridge in due periodi – tra il 1960 e il 1975 e poi ancora dal ’76 al ’79 – Bonetti passò anche alla storia per il completo verde che sfoggiava e per i lunghissimi rinvii che riusciva a effettuare con una sola mano.

Tanto venerato tra i Blues con i quali vinse una Coppa delle Coppe (di fronte al Real Madrid), una FA Cup (fu eccellente nel replay della finale contro il Leeds United, nonostante un infortunio a un ginocchio a inizio partita) e una Coppa di Lega, oltre a due promozioni nella vecchia First Division, il nativo di Putney non ebbe lo stesso successo con la nazionale inglese.

Presente ai Mondiali vittoriosi del 1966 nei quali non collezionò però alcuna presenza e venne insignito della medaglia soltanto quarantatre anni dopo, Bonetti ebbe la sua grande occasione con i Tre Leoni nella Coppa del Mondo messicana del 70.

In entrambe le competizioni si trovò la strada sbarrata dal mito Gordon Banks, ma il malanno allo stomaco che colpì il titolare gli diede un’opportunità il 14 giugno del 1970. Allo stadio Guanajato di Leon si disputavano i quarti di finale tra Inghilterra e Germania. Gli uomini di Alf Ramsey si portarono sul 2-0, ma non seppero resistere alla rimonta tedesca, che sapeva di rivincita dopo il 4-2 di Wembley di quattro anni prima. Bonetti non fu irreprensibile sulla rete di Beckenbauer e sul punto di Seeler che costrinsero i detentori ai supplementari quando Gerd Müller siglò il definitivo 3-2 per i tedeschi. Dopo sole sette presenze, quella prestazione mise fine alla sua carriera inglese.

Bonetti giocò anche negli Stati Uniti difendendo i colori del Saint Louis Stars nella NASL. Come allenatore dei portieri lavorò ovviamente per il Chelsea, per l’Inghilterra e per Kevin Keegan (con Fulham, Newcastle e Manchester City). Si trasferì poi in Scozia dove si cimentò come postino e come gestore di un bed and breakfast.

Al di là di ciò che vinse sul campo la migliore consacrazione per il portiere inglese arrivò addirittura da Pelé che lo indicò come uno dei tre migliori estremi difensori del suo periodo, dopo Banks e Yashin.