Amarcord Napoli, quando Di Canio ubriacò di finta Panucci e Baresi!

Oggi vi raccontiamo di un giorno che fu davvero speciale per i colori azzurri, anche se i tifosi più adulti sanno bene che quella partita fu una sorta di canto del cigno per il Napoli, una delle ultime gioie autentiche prima di un periodo che, non a torto, si può definire il “medioevo del calcio napoletano” (durato quasi decennio). Correva il 27 marzo del 1994. Il Napoli orfano di Maradona riuscì a battere il Milan di Capello grazie a una rete a dir poco strepitosa di Paolo Di Canio. Riviviamo le emozioni di quel giorno. A dieci minuti dalla fine la partita è ancora ferma sullo zero a zero quando il centravanti decide che è giunto il momento di annunciare a tutto il football italiano il suo talento adamantino. Il Milan si presenta a Fuorigrotta da Campione d’Italia, anche se privo di Savicevic e Massaro, l’autore del gol vittoria nel derby andato in scena la settimana precedente. Mister Capello quindi schiera Papin e Boban alle spalle di Marco Simone. L’attaccante varesino parte subito forte e prova a impensierire Taglialatela con un destro che spacca l’incrocio dei pali. Sarà l’unico sussulto del diavolo. Quel Milan, malgrado l’ingente cifra tecnica, dovrà chinare il capo al cospetto dell’armata partenopea.

VIDEO - Napoli-Milan: 1-0, 27 marzo 1994. Di Canio show! Auriemma:

Veniamo alla cornice di pubblico. Signori, parliamo di una classica del nostro calcio: il San Paolo – c’è bisogno di dirlo? – risulta gremito in ogni ordine di posto. Nel Milan non c’è più il trio degli olandesi: Rijkaard è passato all’Ajax, Van Basten si è ritirato a soli 29 anni mentre Gullit si è trasferito alla Samp, alla corte di Sven Goran Eriksson. La partita vive di accensioni, ma la porte restano inviolate. Poi, all’improvviso, il genio. Corre il minuto 79 quando Renato Buso, mediano tutto cuore e piedi ribelli, lotta a centrocampo per recuperare un pallone vagante. Dopo aver arpionato la sfera, il centrocampista serve in profondità il giovane Di Canio che corre a perdifiato e aggancia la palla, entra in area di rigore e ubriaca di finte, prima Panucci e poi Baresi (mica due difensori qualsiasi?). L’attaccante – che vestirà poi le casacche di West Ham e Lazio – elude per ben due volte l’intervento dei marcatori diretti, portandosi il pallone sul sinistro e rientrando poi sul destro, prima di tornare sul mancino, il “piede battezzato” per la conclusione finale. A quel punto, Paolo scaglia un sinistro al fulmicotone che estirpa le ragnatele dall’incrocio. La bordata sul primo palo fulmina un abbacinato Seba Rossi. Il giovane Di Canio non crede ai suoi occhi. Alza lo sguardo al cielo, vede la gente far festa. E’ il grande urlo dello stadio, l’aperto sorriso del mondo… per dirla con un verso del poeta De Angelis. Poi si spoglia e corre a braccia spalancate sotto la curva B; si prende l’abbraccio della sua gente. Ma dura poco l’idillio napoletano. L’anno successivo Berlusconi gli offre un contratto col Milan: il giovane Di Canio non può rifiutare la proposta di un dream team. Quel Napoli inizierà così la sua discesa agli inferi.