Amauri: “Che caos in quel Juve-Inter! Lukaku-Lautaro fantastici, sarà una battaglia”

Ha indossato la maglia della Nazionale e quella della Juventus, collezionando cento presenze con i bianconeri in un periodo di luci ed ombre sia per la Vecchia Signora che, di conseguenza, anche per la sua carriera. Amauri Carvalho de Oliveira, detto Amauri – con l’accento sulla seconda a, all’italiana – si è costruito da solo ed ha realizzato tutto ciò che desiderava. Ha dovuto lavorare, e tanto, già soltanto per iniziare la sua carriera da zero ed è arrivato dove sognava.

Oggi vive negli USA, ha lasciato il calcio giocato ed è pronto a rimettersi in gioco per aiutare i meno fortunati che coltivano, come lui, la passione per lo sport più bello del mondo. In esclusiva per Passioneinter.com abbiamo raggiunto Amauri che ci ha presentato il Derby d’Italia di domenica, raccontandoci aneddoti e ricordi particolari sulla sua carriera.

 

Buongiorno Amauri e grazie per la disponibilità. Prima di iniziare le chiedo di raccontarci un po’ la tua nuova vita negli USA dopo il calcio giocato

“Adesso sto seguendo mio figlio, anche a lui piace giocare a calcio. Sono in attesa della documentazione qui negli Stati Uniti per poter mettere in moto le mie idee. Ho sempre voluto cercare di lavorare nel calcio, scoprire giocatori e dare opportunità ai ragazzi meno fortunati”

Cosa ne pensa dell’attuale campionato di Serie A? Che idea si è fatto?

“Seguo sempre il campionato, quest’anno le cose non sembrano cambiate perché la Juventus è prima come negli ultimi anni. La differenza sta nel fatto che l’Inter, la Lazio stessa o anche l’Atalanta che sta facendo delle belle cose stanno mettendo più sotto pressione la capolista, perciò quest’anno sembra un po’ più divertente”

Quali sono i ricordi più belli dell’Italia che porta con sé?

“Direi tutti i ricordi che ho. Non è stato facile affermarmi, la mia storia la conoscete tutti, sapete come sono arrivato. Non è stato facile costruire tutto dal nulla. L’ho fatto piano piano, fino a raggiungere una grande squadra come la Juventus e la Nazionale. Poi, anche essere riuscito a giocare e a segnare in Champions League ed essere sul punto di scegliere tra gli Azzurri ed il Brasile sono ricordi stupendi. Sono onorato di aver costruito la mia carriera lì in Italia”

Cosa le resta della sua esperienza alla Juventus?

“Quando sono andato alla Juventus, il primo anno è stato fantastico, non abbiamo vinto lo scudetto perché l’Inter era troppo forte, era la Juventus di oggi, con tanti campioni ed in grado di vincere tutto. Poi il secondo anno, nel 2009, è mancato un po’ tutto, da Amauri stesso ai giocatori fino a passare alla società. Sono stati due anni non facili in cui sono capitato, c’ho messo anch’io del mio e purtroppo è andata così. Aver indossato la maglia della Juventus ed aver giocato con giocatori dello spessore di Del Piero, Buffon, Trezeguet, Camoranesi per me è stato fantastico”

Domenica la Juventus riceverà l’Inter allo Stadium per una sfida che vale già una fetta di scudetto. I bianconeri sono reduci dal ko in Champions League contro il Lione: come arriveranno secondo lei alla partita?

“La partita contro il Lione l’ho vista e non è stata facile. I primi 20’ la Juve ha giocato poco, poi ha giocato sempre da Juventus. Purtroppo loro sono riusciti a trovare questo gol e si sono chiusi bene. Quando si gioca contro grandi squadre e si riesce a far gol tutti si chiudono e non è facile riuscire a trovare spazi. Sul fattore Champions i bianconeri hanno le carte in regola per ribaltare il risultato, è già capitato con uno scarto anche maggiore in passato. Domenica arriva il Derby d’Italia, quello vero. L’Inter quest’anno sta facendo una grande stagione come anche la Juventus, ma il derby è il derby: l’Inter sicuramente farà di tutto per vincere così come la Juventus che in caso di vittoria potrà allungare in classifica. Sarà una grande battaglia. Purtroppo la nota negativa è legata ai tifosi che non potranno esserci. In una partita del genere lo stadio dovrebbe essere pieno: non lo sarà per questioni di sicurezza, ma questo è anche giusto”

Che impressione ha dell’Inter di Conte?

“E’ la classica squadra di Conte. Lui è un allenatore che ha preso questa sfida non facile: è stato una bandiera da giocatore, da capitano e allenatore della Juventus, era un idolo, un simbolo, ed ha scelto l’Inter portando quella cattiveria che è mancata negli ultimi anni. L’Inter non vince già da un po’ di anni e lui è riuscito a portare questa grinta e si vede anche dai giocatori che hanno una voglia diversa. Lui è proprio così, vuole questo. L’Inter è ancora in corsa in tre competizioni ed anche questo negli ultimi anni è mancato così come l’entusiasmo che non si avvertiva da anni”

Cosa non ha funzionato alla Juventus nell’epoca Conte? Quanto avrebbe voluto mettersi in mostra con un allenatore del genere nel suo periodo in bianconero?

“Ho sempre voluto lavorare con lui perché ti dà grandi stimoli, è uno a cui non piace perdere e riesce a trasmettere questa sicurezza anche ai calciatori. Lui non guarda i nomi: se dimostri. giochi. E’ questa la sua filosofia. A me piace perché significa che se dai il 100% riesci a vincere qualcosa, altrimenti diventa difficile. Lui vuole questo da tutti, non solo dai giocatori ma anche dallo staff, ed ai calciatori piace questo ragionamento. Rammarico per non essermi potuto mettere in mostra con lui? Sicuro, ma purtroppo non mi hanno dato questa possibilità. Non è stato per colpa sua ma all’epoca la società decise così e non si poteva far nulla. Dispiaciuto sì, però la vita va avanti. Sono andato a Firenze e a Parma, ho continuato a fare la mia carriera ed i miei gol. Però essere parte della rosa di Conte sarebbe stato bello”

Lukaku invece che attaccante è? Si è già preso l’Inter ed è riuscito a non far rimpiangere Icardi a suon di gol…

“Lukaku è quello che vediamo tutti, un animale, uno che sa giocare per la squadra, sa fare gol, un po’ quello che piace ad Antonio Conte e sta facendo veramente bene. Non era facile rimpiazzare Icardi perché faceva tanti gol anche lui. Conte non guarda in faccia a nessuno: se un giocatore non è al massimo non gioca. Credo sia un po’ quello che è successo con Mauro: c’è stata un po’ di telenovela, con lui che parlava da una parte e l’Inter dall’altra. Questo ormai sono chiacchiere, lui vuole i fatti e Lukaku sta rispondendo alla grande, a me piace tantissimo”

Cosa ci dice invece di Lautaro? E’ già pronto per una big europea?

“Giocatore fantastico anche lui, è riuscito a mettere fuori tutte le sue qualità, capacità di gioco e di realizzazione. Non so se l’Inter lo lascerà andar via così anche perché su di lui secondo me c’è un progetto ed i nerazzurri puntano su di lui. Nel mondo del calcio con certi milioni si riescono a prendere i giocatori: ho visto che l’Inter sta già pensando ad Aubameyang ma non credo che sarà facile lasciarlo andare, almeno per quest’anno. Big d’Europa? Lui è già in una grande e per quello che sta facendo è probabile che possa andar via”

In carriera ha giocato con dei grandissimi campioni, come ad esempio Del Piero. Ora Juventus e Inter, tra gli altri, hanno Ronaldo ed Eriksen. Ma cosa vuol dire giocare con fuoriclasse del genere?

“Sono dei campioni che ti possono far vincere le partite, anche quelle più complicate: riescono a tirare fuori qualcosa di inaspettato. Uno è Cristiano Ronaldo, in passato era anche Del Piero. Giocare con giocatori del genere diciamo che è un po’ più facile, è solo un bene, perché ti danno le motivazioni che loro hanno già dentro”

Parliamo invece di allenatori: a quale tecnico è più legato?

“Con gli allenatori bene o male ho sempre avuto un ottimo rapporto: nel mio curriculum infatti non c’è nemmeno una discussione o una telenovela con i tecnici. Ho sempre cercato di fare il mio, rispettando le loro scelte condivise o no. Il rispetto è la cosa fondamentale. Guidolin è un tecnico sicuramente speciale come anche Donadoni. Difficile dirne uno, se devo scegliere però dico Guidolin: mi ha dato molto”

Nel corso della stagione 2011/2012 sono circolati alcuni rumors che la volevano vicino all’Inter, soprattutto in caso di permanenza di Ranieri sulla panchina della Beneamata. Ci dice se c’è stato qualcosa di vero e se è mai stato vicino ai nerazzurri?

“In verità non mi è mai capitato di ricevere una chiamata dell’Inter. Erano più che altro voci. Se Ranieri mi avesse chiamato, specialmente in quel periodo, sarei andato di corsa

Con la Juventus ha affrontato l’Inter del Triplete. Che squadra ricorda da avversario?

“Quella squadra era una macchina. Difficile davvero vincere contro di loro. Siamo anche riusciti a farlo in casa, era una squadra che potevi battere in una partita ma che poi ne vincevano dieci di fila. Ecco perché hanno vinto tutto. Mourinho non dico che era uguale a Conte, perché Conte è un comandante, però Mou si faceva rispettare e tutti correvano per lui. Era difficile battere l’Inter. Ricordi? La partita che vincemmo in casa, anche se alla fine ci fu una grande confusione con Felipe Melo, Balotelli, Buffon, è stato un bel derby davvero. Vincemmo contro l’Inter, poi successe questo casino a fine partita perché tutti ci tenevano a vincere sia da una parte che dall’altra. Felipe Melo e Balotelli poi… direi che in campo sono persone serene (ride, ndr)”

In troppi forse dimenticano che lei è stato il centravanti della Nazionale. Che emozione è stata?

“E’ stata una grande emozione ma anche orgoglio. Molti hanno opinioni, io rispetto quelle di tutti e non faccio questo tipo di problemi. Considerando dove sono nato, dove sono cresciuto, le difficoltà affrontate ed il fatto che sono arrivato in Italia dove mi hanno conosciuto sono riuscito a farmi un nome, una carriera. Potevo anche dare di più, è vero, ma purtroppo nella vita succedono delle situazioni che un po’ ti bloccano, come gli infortuni. Arrivare in quella Nazionale e vestire quella maglia è stato come un trofeo per me, per la mia famiglia e per i miei amici che mi hanno seguito sin da piccolo. Possono dire quello che vogliono, io però ora posso dire a mio figlio che ce l’ho fatta. Era il mio sogno, sono riuscito a realizzarlo. In più, ho indossato la maglia della Nazionale italiana con orgoglio”

Quali sono stati i difensori più tosti da affrontare in carriera?

“Tutti. Davvero tutti. Giocare in Italia sembra facile ma non è così. Non è semplice. Ho avuto la fortuna di giocare contro gente come Maldini, Samuel, Materazzi, Cannavaro, Chiellini stesso. Sono parecchi: Thiago Silva, Nesta, Mihajlovic. Tutta gente tranquilla, i difensori più sereni del mondo (ride, ndr). Mamma mia: con loro o passavi tu o passava la palla”

Porta con sé un rimpianto della sua carriera? Se si, qual è?

“Il 2009 è stata una stagione brutta e ne sono consapevole perché ho fatto malissimo. Nel 2010 quando mi infortunai volli rientrare prima del tempo e questo mi ha causato un danno troppo grande. Dopo quell’infortunio, alla quarta di campionato, stavo anche bene. A 2’ dalla fine poi rischiai di rompermi il ginocchio e la tibia. Ho avuto un infortunio troppo grave ma volevo rientrare prima del tempo. Sono rientrato ma se non sono al cento per cento non riesco a dare il massimo e mi sono fatto male proprio per rientrare prima”

Ringraziamo Amauri Carvalho de Oliveira per la gentilezza e la cortesia dimostrate in occasione della nostra intervista.

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