Brocchi “vede” la A ma non dimentica Firenze: “Mi diedero del pensionato. Poi ho giocato fino a 37 anni…”

Christian Brocchi è alla guida del Monza dominatore del proprio girone in Serie C. L’ex centrocampista viola è stato ospite della nostra diretta Instagram di oggi. Ecco i passaggi più interessanti di quello che ci ha raccontato:

Sto bene, anche se viviamo questo momento con un po’ di fatica. Per noi abituati a vivere all’aria aperta, in gruppo, non è semplice.

La cavalcata col Monza? È semplice dire che si deve vincere con una squadra forte, ma poi a parlare è sempre il campo. La partita che ci ha fatto svoltare è stata proprio la partita di Firenze, con una qualità del gioco espressa che ha dato consapevolezza ai miei ragazzi. E da lì è partita la nostra stagione da incorniciare, adesso aspettiamo di capire se potremo riprendere. se come sembra non sarà possibile

Impressioni sulla Fiorentina? Una squadra che stava ancora cercando la quadratura del cerchio, aveva da poco iniziato la stagione. Noi eravamo un po’ più avanti, la Fiorentina era un cantiere aperto.

Iachini? I calciatori si conoscono di più, con un nuovo allenatore viene fuori una reazione d’orgoglio, inevitabilmente. PEnso che i viola siano una squadra forte, lo dimostreranno.

Il mio passato in viola? Quel che abbiamo conquistato in campo è sotto gli occhi di tutti ed è meritato. Eravamo partiti in sordina, senza favori del pronostico. Quella squadra e quella stagione hanno gettato le basi per il percorso sviluppato negli anni successivi, grazie ad un lavoro eccezionale di mister Prandelli.

Il mio addio? Stavo bene, avevo disputato un delle mie migliori stagioni. Avevo 30 anni, poi ho giocato fino a 37. Non è stato un discorso economico, quando sono andato in sede non mi sono piaciute le parole che mi sono state rivolte, le ho ritenute non giuste. Mi fu detto che “non avrei potuto fare la pensione a Firenze”. Per un ragazzo che era venuto a Firenze, si era legato alla città non è stato corretto. Non chiedevo più soldi, ma solo che si allungasse il contratto di una stagione come quello che avevo al Milan.

Prandelli? Ho rubato da tanti allenatori, Prandelli mi ha insegnato tanto dal punto di vista tattico. L’ho sempre stimato, con lui ho sempre avuto un rapporto molto bello, a livello emozionale mi commuove ancora vederlo. È stato un allenatore fondamentale, a Verona e poi quando mi ha richiamato a Firenze come primo acquisto della sua gestione.

Tanti allenatori a Firenze negli ultimi anni? La società deve avere una fiducia totale nei confronti dell’allenatore, insieme a lui costruisce la squadra, in base alle sue richieste. È un lavoro di unione, quando questa viene a mancare diventa tutto più difficile.

Castrovilli? Può rendere bene in tutte le posizioni, Iachini gli fa delle richieste, se qualcuno gli chiedesse qualcosa di diverso lo farebbe. La differenza la fanno i giocatori, se hai delle qualità rendi bene ovunque. Posso dire di essere stato uno dei suoi primi scopritori, in tempi non sospetti lo avevo inserito negli obiettivi tre anni fa. Paragone con Marchisio? In alcune movenze, nell’eleganza sì, ma Castrovilli nel portare palla è più forte.

Allenare i viola? In un futuro è un sogno che mi piacerebbe realizzare, ma prima voglio portare per primo il Monza in Serie A

Cutrone e Castrovilli sono i giocatori che a me per il loro modo di giocare piacciono molto. Patrick è un attaccante che ha il fuoco dentro, che vuol migliorarsi costantemente. Lui lo sa che lo stimo perché ci sentiamo spesso e penso che possa solo fare meglio.

Tecnici a cui mi ispiro? L’allenatore che più mi si avvicina per il modo di giocare è De Zerbi, un tecnico che ha il suo credo e non conosce però: cerca sempre di far giocare la sua squadra alla stessa maniera

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