Calaiò e l’esultanza con l’arco: “Le mie frecce colpivano il cuore dei tifosi”

Colpo di fulmine al Genoa, proprio nel derby

Emanuele Calaiò, ex attaccante di Torino, Ternana, Messina, Pescara, Napoli, Siena, Genoa, Catania, Spezia e Parma, ha ripercorso alcuni momenti magici della carriera. Oggi l’Arciere è responsabile del settore giovanile della Salernitana, club dove ha smesso di giocare.

Le sue parole a footballstation.it “Napoli, Parma e Siena sono state esperienze di livello. Mi porterò sempre nel cuore la vittoria della Serie B a 18 anni col Torino, ma non solo. Anche l’avventura a Pescara, dove ho realizzato ventuno gol a 23 anni e vinto il campionato. Con il Genoa è stato magnifico segnare nel derby contro la Sampdoria appena arrivato, mentre a Catania sono riuscito a siglare diciotto gol a 30 anni. Mi sono fatto sempre volere bene e ho lasciato un’impronta. L’arciere che scocca le frecce come esultanza? Devo essere sincero non mi piace il tiro con l’arco come sport. Ai tempi di Napoli, durante una cena con i miei amici a casa mia, stavamo cercando un’esultanza personale. All’epoca si provava a imitare Totti, Toni e altri campioni. Volevo qualcosa di originale, in modo tale che potessero ricordarsi di me, magari anche per farglielo ripetere a qualche bambino. Un’esultanza di condivisone con i tifosi, per festeggiare insieme. Io, come Cupido, conquistavo i loro cuori dopo un gol”.

Poi ricorda l’anno senese (stagione 2011-12, nda) con il giovane Mattia Destro: “La mia stagione è stata strepitosa e per me è stato soddisfacente comporre il tandem offensivo con Mattia Destro. Era molto giovane, l’ho preso sotto la mia protezione, vista l’esperienza. Una coppia d’attacco che si completava efficacemente: a lui piaceva molto attaccare la profondità, mentre io venivo più incontro a fare gioco. Abbiamo costruito tante belle cose insieme”.

Calaiò parla anche del nuovo ruolo dietro la scrivania: “In seguito al ritiro, sono diventato il responsabile del settore giovanile. Salerno è stata una tappa importante, con una tifoseria gloriosa. Da qui spero partirà una carriera come quella da calciatore. Consigli per i più giovani? Bisogna essere pronti a sacrificarsi, credere nei propri sogni e metterci tanta passione. A 16-17 anni ci sono da superare tanti ostacoli, è necessario avere uno stile di vita regolare, un’alimentazione giusta. Crescere mentalmente e maturare, vivere solo di calcio. Quando si compiono gesti importanti, non bisogna mai montarsi la testa ed è essenziale restare umili”. Parola dell’Arciere che a 38 anni vuole far scoccare giovani frecce…