Cambiasso rivela: “Noi avevamo un segreto con Mou”

“La storia dell’Inter in 50 ritratti” è un appassionante viaggio nella storia nerazzurra più e naturalmente meno recente. Lo ha scritto Fabrizio Biasin, giornalista da sempre vicino alle vicende di casa Inter, in collaborazione con Paolo Condò, che per questo libro ha realizzato un’intervista speciale. Si tratta di una lunga chiacchierata con Esteban Cambiasso, eroe del Triplete, che ai microfoni del giornalista di Repubblica ha raccontato i dettagli più intimi di quella cavalcata senza precedenti nella storia del calcio. Svelando, solo in parte, il segreto della pazzesca alchimia che univa quella squadra (“In campo funzionava come alle grigliate, i famosi asado sui quali un po’ si ironizzava: nessuno attendeva la pappa pronta, era una corsa a cucinarla per sé e per i propri compagni. Anche in campo”).  Era una squadra, quella del Triplete, costruita per vincere tutto. I particolari facevano la differenza. “Ogni cambio funzionava perché ogni cambio la migliorava”, ricorda Esteban.

Cambiasso racconta quell’estate in cui Moratti portò José Mourinho all’Inter.

“I meriti di Mancini nella creazione della base vincente furono grandi. Ma è vero che dopo quattro stagioni il rapporto con la squadra era un po’ stanco, diciamo un matrimonio a passione calante. E Moratti lo aveva percepito. Di Mou appresi in vacanza. Ma me l’aspettavo. Il cambio era nell’aria”.

La polemica di Cambiasso

“C’era una cosa che veniva tirata fuori ogni gara. Chi se ne frega se un giocatore come Stankovic è italiano o no? Ciò che conta è il suo interismo, e uno attaccato come lui alla maglia è merce rarissima. Confesso che le critiche sull’Inter troppo “straniera” mi disturbavano”.

Il segreto di quella squadra

“Parliamo un po’ di quegli uomini. A Samuel era bastata una stagione sfortunata al Real Madrid perché gli appiccicassero la patente di brocco. Un brocco Samuel! Walter non è mai stato un chiacchierone, ma non c’era bisogno di parole per capire quanto tenesse alla rivincita. Lucio lo stesso, il Bayern lo aveva mandato via a calci nel sedere. Poi Sneijder. Eto’o era stato trattato come una pedina di scambio per arrivare a Ibra. Motta e Milito avevano fatto parte di grandi squadre, ma da gregari. Maicon aveva vinto in Brasile col Cruzeiro, gli mancava l’affermazione sulla scena come a noi che eravamo lì da un po’ di anni – Pupi, Deki, Julio, io – e avevamo portato a casa solo scudetti. Il segreto di quella squadra va ricercato negli uomini, e nelle loro motivazioni.

Polemiche, arbitri e le conferenze di Mou

“Le polemiche di Mou? I toni erano studiati a tavolino. Mourinho premedita tutto, non va mai fuori di testa soprattutto quando sembra andare fuori di testa. La partita contro la Samp, quella delle manette di Mou? Io fui attento a non trascendere, duro nella sostanza ma accettabile nella forma, e dissi all’arbitro che aveva rovinato la partita. La mia squalifica si deve al rapporto di un’ispettrice della procura che scrisse di avermi visto colpire Gastaldello nel tunnel degli spogliatoi. Non era vero, Gastaldello stesso scrisse una lettera alla corte nella quale raccontava la verità e cioè che non ci eravamo nemmeno incrociati. Non venne presa in considerazione”.

L’addio di Mou al Bernabeu

“Non ci crederà, ma non c’è stato un momento nel quale la squadra sia rimasta da sola con lui. Dopo la premiazione c’è un tale casino nello spogliatoio che non saprei neanche dove posizionarlo. Se devo giudicare in base all’abbraccio con Materazzi nel garage, quando scoppia in un pianto dirotto, io credo che Mourinho abbia scientificamente evitato un addio ufficiale. Lasciare quell’Inter gli costò moltissimo da un punto di vista che generalmente nasconde. Quello umano”.

(da “La storia dell’Inter in 50 ritratti”)