De Zerbi: “Con l'Inter partita affascinante, non dobbiamo avere paura di cadere”

Roberto De Zerbi, Getty Images

Si avvicina la sfida tra Inter e Sassuolo, in programma al Mapei Stadium domani alle ore 15. I neroverdi, sorpresa di quest’inizio di stagione, sono lo specchio della filosofia calcistica di Roberto De Zerbi, intervistato ai microfoni di Sky Sport alla vigilia del match.

Domenico Berardi, Getty Images

Sulla sfida ai nerazzurri: “Partita affascinante. L’Inter era e rimane una grande squadra, al di là del risultato di mercoledì. Il Sassuolo è una squadra più piccola e sta provando a farsi spazio tra le big. Non è che le gerarchie si sono capovolte, sappiamo che l’Inter è fortissima e che sarà difficile, ma noi ce la giocheremo come abbiamo sempre fatto, con coraggio. Nessuno ci sta regalando nulla, proveremo a passare una giornata da grande squadra“.

Sulla scomparsa di Maradona: “Momento triste. Triste per i privilegiati come quelli della mia generazione che hanno vissuto durante il periodo di Maradona. Ieri ho parlato 20 minuti di Maradona alla squadra, perché è giusto che sapessero chi fosse. Io avevo il poster di Maradona e ho provato a spiegare ai miei giocatori che, al di là del calciatore, la differenza esisteva a livello umano. Io l’ho stimato anche come persona. La vita privata è appunto privata, e nessuno è autorizzato a entrarci. Lui ha portato la gente a emozionarsi per il calcio, andava oltre e ci ha messo sempre la faccia. Dalla guerra alla Fifa ad altre cose su cui lui si era esposto, ha sempre avuto ragione. Il fatto di essere rappresentante dei più deboli, del Sud con il Nord, dell’Argentina con l’Inghilterra: tutto l’ha portato a essere l’unico rappresentate dello sport che si portasse dietro anche vita sociale, di strada. Ed è un valore che rende la vita speciale, come era lui. Di lui ho sempre apprezzato che faceva il calciatore, ma si portava dietro la sua infanzia, la sua povertà. Rappresentava il tifoso, al di là dell’aspetto economico. Sapeva emozionare. Vederlo ti trasmetteva emozione come pochi altri. I suoi errori li ha pagati sulla sua pelle“.

Sul suo calcio e sulle assenze: “Noi dobbiamo divertirci e rispettare lo sport che facciamo. Rispettare la nostra storia, non importantissima, ma fatta di dignità e ambizione. Senza paura di cadere. Se dico che non firmo sul 4° posto non vuol dire che non mi piaccia finire quarto, ma significa non accontentarsi dell’obiettivo in sé. Berardi sta bene, Djuricic si è allenato così così e vedremo domani se partirà dall’inizio o se ci sarà a gara in corso. Caputo, Defrel, Haraslin e Ricci sono fuori. Ma siamo vogliosi di fare bene. Occorre essere intelligenti e capire le gare, avendo una propria identità. Ciò che abbiamo acquisito è una mentalità forte“.

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