Inter, ecco che fine ha fatto Pistone, l'uomo che mise in panchina Roberto Carlos

Campioni, meteore, mancate promesse e tanto altro: la storia dell’Inter è ricca di profili che, in un modo o nell’altro, hanno lasciato la propria impronta. Ogni squadra ha il suo Pelé brasiliano, ma non è escluso che possa avere anche il Pelé portoghese.
La rubrica “Che fine ha fatto?” di Passioneinter.com rivela qual è stato il destino di chi è riuscito a lasciare la sua traccia e di chi invece è passato inosservato. Oggi è il turno di Alessandro Pistone.

L’ESPERIENZA ALL’INTER – Novembre 1997. Dopo un inizio di campionato così così, Roy Hodgson chiede al presidente Moratti un nuovo terzino sinistro perchè Roberto Carlos è “troppo indisciplinato” per il suo modo di intendere il calcio. Scelta che ancora oggi dopo più di 20 anni gli viene rinfacciata, fatto sta che il presidente nerazzurro lo accontenta e acquista il giovane Alessandro Pistone, terzino dell’Italia Under 21 dei record, quella che vinse l’Europeo 1996 con giocatori del calibro di Fabio Cannavaro, Francesco Totti e Domenico Morfeo. Pistone arriva dal Venezia per 1,5 miliardi di lire, e nel giro di poche partite diventa titolare sulla fascia sinistra dell’Inter, panchinando Roberto Carlos, che a fine anno andrà via “perchè c’è Pistone” secondo vari rumours. Ipotesi smentita molti anni dopo dallo stesso Pistone, che durante un’intervista rilasciata a La Gazzetta Dello Sport ha rivelato: “E’ solo una leggenda metropolitana. La verità è che Roberto Carlos volle andar via, avendo richieste dal Real Madrid. E la società, a mio parere, non fece nulla per trattenerlo”. Buona anche la seconda stagione in nerazzurro per Pistone, ma dopo l’esonero di Roy Hodgson e l’arrivo di Gigi Simoni, il tecnico italiano decide di non puntare su di lui, che in estate viene ceduto al Newcastle.

DOPO L’INTER – L’esperienza in Premier League parte bene per Pistone, ma alla seconda stagione un brutto infortunio lo costringe a saltare il pre-campionato e tutta la prima parte di stagione, e il club decide di cederlo in prestito al Venezia per fargli recuperare la condizione fisica. Durante la stagione 99-00, nonostante gli infortuni continuino a dilaniarlo, raggiunge con la sua squadra la finale di FA Cup poi persa contro l’Arsenal, e al termine del campionato saluta il Newcastle per accasarsi all’Everton. Con la maglia dei Toffees nonostante i tanti infortuni che non gli danno tregua riesce a trovare una buona continuità di rendimento, ma a causa di essi e una vita sregolata tra alcool e poca dedizione all’allenamento iniziano alcune frizioni con la società, che nella stagione 2004/2005 gli offre un rinnovo di solo un anno. Punto nell’0rgoglio, Pistone inizialmente rifiuta, ma dopo la qualificazione in Champions della sua squadra il club decide di accontentare le sue richieste offrendogli un biennale, accettato di buon grado dall’ex Inter. Tuttavia, nella stagione successiva dopo sole 3 partite rimedia la rottura del legamento crociato, che lo costringe a stare fuori dal campo per addirittura 2 anni, al termine dei quali resta svincolato. Disputa un’ultima stagione in Belgio con la maglia del Mons prima di appendere definitivamente le scarpette al chiodo.

CHE FINE HA FATTO – Due anni dopo l’addio al calcio Pistone diventa il vice-allenatore degli Allievi Regionali dell’Aldini Bariviera, venendo promosso ad allenatore dopo due stagioni. Dal 2013 al 2015 ha allenato la squadra Berretti del Varese, per poi prendersi due anni di pausa prima di fare un passo indietro e tornare nuovamente ad allenare gli Allievi Regionali dell’Aldini Bariviera, che allena ancora oggi dal 2017. Oltre a fare l’allenatore, l’ex terzino nerazzurro è anche proprietario in società di Farinami, un ristorante dedicato alla piadina romagnola situato a Milano: “È iniziato tutto per scherzo. Mi è stata proposta l’idea e mi sono buttato in questa nuova avventura. All’inizio ero distaccato: ero solo socio investitore, poi ho iniziato a passare qui dentro sempre più tempo. Mi piace e mi diverto – ha raccontato durante un’intervista – adoro il contatto con la gente e scambiare due chiacchiere con le persone.”

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