La nuova vita di Manninger: “Falegname, pescatore e… un po' di golf. Nella mia Juve poca pazienza”

Scegliere il momento giusto in campo e nella vita. Alexander Manninger ha messo i guanti nel cassetto da qualche anno: questo però non gli ha fatto mai perdere il senso della posizione e soprattutto non ha messo a tacere il suo istinto che lo ha spinto a ritornare a casa quando è calato il sipario sulla sua carriera, dopo mille battaglie sui campi di mezza Europa. Pali e traverse punti di riferimento in campo, Salisburgo stella polare nella vita: l’ex portiere ha sempre considerato la sua città d’origine un buon legno su cui appoggiarsi e mettersi a rifiatare dopo aver realizzato i suoi sogni col pallone tra le mani. Tutto è cominciato all’Arsenal, Siena è stata la sua oasi di felicità e preludio di un’altra avventura indimenticabile in bianconero: quella con la Juve del suo idolo Buffon. Dopo lo scudetto vinto con Conte, l’ex portiere ha difeso la porta dell’Augsburg per quattro stagioni prima dell’anno al Liverpool di Klopp: il posto perfetto per dire addio al calcio prima di scrivere una nuova pagina della sua vita. Manninger oggi culla nuovi sogni: ancora una volta dovrà scegliere il momento giusto per andarseli a prendere.

Alexander, che cosa fa oggi nella sua vita?
Sono tornato a casa a Salisburgo e mi trovo benissimo: ho preso questa decisione dopo vent’anni all’estero. Non ho mai dimenticato le mie radici: sapevo dove sarei tornato alla fine della mia carriera. Ho fatto tutto quello che sognavo nei miei vent’anni lontano da casa. Sono tornato dove tutto è cominciato e sono molto contento.

Le manca il calcio?
Mi manca poco il calcio in sé. Mi manca poter condividere successi ed emozioni coi miei compagni di squadra, poi l’odore dello spogliatoio. Non mi manca il calcio che ti fa stare tutti i weekend in giro e che non ti permette di fare altre cose. Non mi manca nemmeno il mondo del lavoro in cui ti dicono che cosa devi fare e quando devi farlo. Il 90% di ciò che devi fare da calciatore è programmato e non hai spazio per altro.

Lei ha degli hobby nella sua nuova vita?
Sì, ne ho tantissimi che richiedono tempo: uno è il golf, l’altro è la pesca. In Austria ci sono campi da golf bellissimi, tanti laghi e fiumi per andare a pescare. Abito in un vero Paradiso. Vivo in centro, ad una quarantina di minuti da Salisburgo ci sono strutture in cui è possibile andare a sciare durante l’inverno. Vivendo qui posso godermi la città e anche la vita in montagna.

Da ragazzo lei ha fatto anche il falegname: oggi continua a farlo?
Sì, lo faccio ancora: mi piace tantissimo costruire case. Sto poco dietro ai macchinari, ma decido quello che dobbiamo fare. Sono ben inserito all’interno dell’impresa immobiliare. Da ragazzino ho fatto l’apprendista da falegname fino all’epoca del diploma, poi ho smesso per il calcio. Sono molto orgoglioso di aver fatto un’altra professione. Nella mia vita mi sono sempre messo in gioco e mi è sempre piaciuto lavorare.

Come è diventato portiere?
Da ragazzini succedono tante cose: all’inizio tutti provano a giocare in tutte le posizioni. Un giorno mancava il portiere, l’allenatore cercava qualcuno che non avesse paura di andare tra i pali: io avevo 10 anni e ho accettato quella sfida. Da quel momento in poi sono rimasto in porta. Forse pensavano che fuori dai pali avrei fatto più danni e allora hanno deciso di lasciarmi lì: è così che sono diventato un portiere.

Aveva un modello tra i pali?
Quando ero giovane si vedeva poco calcio internazionale in televisione. Il mio idolo era Buffon del Parma, uno dei primi esempi di giovani portieri del calcio internazionale. Gigi faceva tutto quello che volevo fare io a 17-18 anni: ho cominciato a seguirlo quando era ancora ragazzo.

Come è stato diventare compagno di Buffon alla Juve?
Giocare nella Juve dal 2008 al 2012 per me ha significato raggiungere un grande obiettivo professionale. Ho indossato la maglia della squadra più famosa al mondo, dove ho trovato grandi campioni come Buffon. Sognavo di raggiungere quel livello di calcio. Condividere gioie e dolori con quello spogliatoio è stata l’emozione più bella della mia carriera.

I tifosi della Juve simpatizzavano per lei dal maggio 2008 quando aveva parato un rigore a Materazzi dell’Inter rimettendo in gioco la Roma per la corsa scudetto…
Ho bellissimi ricordi col Siena: con quella maglia sulle spalle ho giocato e lottato per raggiungere grandi obiettivi. Siena è stata indimenticabile per me: la considero la tappa più importante della mia carriera, lì sono stato felice. Sento ancora qualche amico che vive in città: gli ex vicini di casa, il proprietario di un negozio. Ogni 2-3 anni ritorno a Siena per fare le vacanze. Mi è rimasta nel cuore.

(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Che Juve ha trovato al suo arrivo nel 2008 e che Juve ha lasciato nel 2012?
I miei anni alla Juve sono stati belli dal punto di vista personale, ma un po’ difficili a livello di squadra. Sono state stagioni di ricostruzione con tanti cambi in panchina. Sono orgoglioso di aver giocato con la Juve per quattro anni, anche se non era la squadra che si vede oggi e nemmeno quella che si ammirava negli Anni ’90 oppure a inizio Duemila. Quando c’ero io alla Juve sono stati commessi sbagli nella scelta di alcuni giocatori, alcuni allenatori e dirigenti. Purtroppo i miei primi due anni in bianconero sono andati così. Poi è arrivato Delneri e nella stagione con Conte si è vista una Juventus molto diversa.

Esonerare Ranieri fu una mossa sbagliata?
Era l’allenatore della ricostruzione: secondo me era l’uomo giusto per ripartire. C’era poca pazienza in quella Juve e spesso bisognava decidere in fretta, così la società finiva per prendere scelte sbagliate. Secondo me l’esonero di Ranieri è stato troppo prematuro.

Che cosa ha portato Conte alla Juve?
Per me è stato un vincente come calciatore e lo è come allenatore. Conte è un tipo tosto, uno che lavora parecchio dal punto di vista atletico e sul campo ed è uno che ti fa vincere: io l’ho capito subito appena è arrivato alla Juve. Ho ottenuto il massimo dalla mia ultima stagione a Torino, abbiamo riportato la squadra al primo posto della classifica. Conte vuole vincere ad ogni costo. Lavorare con lui significa fare fatica: ricordo allenamenti sotto un caldo torrido a inizio stagione. Ti fa lavorare tanto ma il risultato è certo: essere allenato da lui è una fortuna.

Come vede l’Inter di Conte?
Un po’ lontana dalla Juve che è prima perché funziona ancora. La differenza tra le due squadre è ancora troppa. Poi ci sono la Lazio e il Milan che vuole migliorare ma al momento è lontano dalle prime posizioni. Penso che l’Inter il prossimo anno sarà una serie candidata per lo scudetto più di quanto non lo sia stata quest’anno. Ormai sono rimaste poche partite per colmare il gap. Il prossimo anno ci sarà meno distanza tra le due.

Nel 2012 lei ha vinto lo scudetto con la Juve e Del Piero ha lasciato i bianconeri: che cosa ricorda di quell’anno?
Del Piero era un grande campione come Camoranesi, Cannavaro e Nedved che oggi è ancora alla Juve. Ci sentiamo ogni tanto e mi fa molto piacere perché significa che è rimasto un bel rapporto. Siamo coetanei e abbiamo smesso di giocare: oggi facciamo una vita più tranquilla tutti quanti.