Mazzantini, il portiere di Perugia-Juve: “Da interista fu una goduria. Pirlo? Non lo vedo da allenatore”

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Il carattere di un leone, un talento naturale, la capacità di reinventarsi quando la vita gioca brutti scherzi. Per Andrea avere le mani sporche è stata una condizione necessaria per andarsi a prendere ciò che voleva: prima nel negozio di alimentari di famiglia, poi in campo. Il ragazzo partito dal mare di La Spezia tra i pali è diventato Mazzantini, l’uomo che ha fatto parlare di sé in riva alla Laguna di Venezia, prima del grande salto nella metropoli milanese. Secondo portiere nell’Inter di Ronaldo per due stagioni e mezza, titolare nel Perugia di Gaucci, dove ha fermato anche i campioni della Juve nel maggio 2000. Due anni dopo un incidente stradale ha cambiato per sempre la sua vita e la sua carriera. ‘Mazza’ però non si è perso d’animo e, anche se ferito, non ha mai lasciato il suo habitat naturale. Come fanno i veri leoni.

Andrea, lei oggi fa l’allenatore dei portieri: che cosa le sta dando questa esperienza?
Ho allenato i portieri a Perugia, ho fatto anche il responsabile dei portieri nella scuola calcio di Roberto Mancini a Jesi. Quando ho smesso di giocare ho pensato di fare questo: la porta è stata la mia vita, so vita, morte e miracoli di tutti. Ho avuto la fortuna di avere grandi allenatori come Piero Persico, William Vecchi, Roberto Negrisolo, Luciano Castellini, Marcello Grassi. Erano dei mostri sacri, da ognuno di loro ho preso qualcosa. Ho messo in atto i loro insegnamenti e i risultati si sono visti. Ho piazzato due portieri nella Primavera alla Juve, uno in quella della Fiorentina, un altro del 2008 al Perugia.

Lei è nato a La Spezia: quest’anno ci sono tre squadre liguri in Serie A, che cosa ne pensa?
È bellissimo perché sono tre derby, anche se quello più sentito è quello di Genova. Al primo anno una neopromossa di solito riesce a salvarsi, i giocatori hanno grandi stimoli e danno il 100%, è più difficile  confermarsi. Al primo anno qualcuno riesce a fare bene, ad esempio il Verona lo scorso anno. L’impatto è duro, c’è molta differenza tra Serie A e B: il Benevento è salito in A ed è sceso subito. Però lo Spezia è una squadra solida e ha un grande allenatore, che bada sì al bel gioco ma soprattutto a fare risultati.

Lei ha giocato nello Spezia 1991-93 poi è passato al Venezia in B: che anni sono stati?
Bellissimi, ero approdato nel calcio che conta. Il Venezia di Zamparini era una grande squadra, c’era un giovane Bobo Vieri: un caprone, un orso in cui però intravedevi qualità impressionanti, già all’epoca aveva un grande fisico ed era spaventoso dal punto di vista atletico.

Come è nato il suo passaggio all’Inter?
È stata una scommessa. A Venezia avevo fatto un po’ di confusione, anche se venivo da tre anni positivi e non mi volevo muovere: c’era la mia famiglia, era la città giusta per me. È arrivata la chiamata di Sandro Mazzola, direttore sportivo dell’Inter. A Spezia io avevo lavorato col fratello Ferruccio che gli aveva detto: “Prendi Mazzantini, ha un carattere particolare, ma è un gran portiere”. Quando firmai con l’Inter, Sandro mi disse che dovevo aiutare Pagliuca. Risposi che sarebbe stato lui a dovermi aiutare perché era il portiere della Nazionale. L’Inter era stata eliminata dal Lugano in Coppa Uefa e Pagliuca stava vivendo un periodo difficile: Hodgson non lo vedeva bene, mi presero sotto la spinta di Luciano Castellini. Io non volevo andare all’Inter perché stavo bene dove stavo. Beppe Scienza, un mio ex compagno di squadra, mi disse che ero matto e che all’Inter avrei guadagnato un sacco di premi. E mi sono convinto.

Lei però riuscì ad imporsi…
Andai all’Inter in prova: c’eravamo io e Pantanelli. Pagliuca era andato alle Olimpiadi con la Nazionale. Ho fatto belle prestazioni nel precampionato: all’Inter non esistono davvero le amichevoli, sei visto da tutto il mondo, in quella squadra c’erano fenomeni come Ronaldo e Djorkaeff. Dopo l’estate il presidente Moratti mi fece un contratto consono alla categoria. Feci il secondo: purtroppo ho giocato poco, ma ogni volta che scendevo in campo giocavo e a tutti quanti sembrava che non fossi fermo da 2-3 mesi.

Ha un ricordo particolare legato a Ronaldo il Fenomeno?
Ne ha raccontato uno Ze Elias: al mercoledì organizzavamo delle gite, andavamo a trovare i gestori di un salumificio a Cantù. Mi chiedevano di portare con me qualche giocatore, una volta è venuto Ronaldo e da quel giorno in poi è stato dei nostri. Eravamo io, lui, Ze Elias, Cauet e Winter. Prendevamo prosciutti, di tutto e di più. In pratica scappavamo dal ritiro: al mercoledì c’era doppio allenamento e si doveva stare in camera, noi invece prendevamo la macchina di quelli che stavano lì all’entrata, era una 127, saltavamo sopra in tuta e partivamo. Facevamo uscire anche Ronnie: si divertiva tantissimo. Al lunedì mi chiedeva: “Mazza, dove andiamo mercoledì?”. Io gli dicevo di aspettare un attimo… Ero molto legato a Ronaldo.

Ha qualche altro aneddoto?
Una volta mi ha chiesto di accompagnarlo al concerto delle Spice Girls che all’epoca andavano forte: lui aveva dei biglietti in tribuna al Forum di Assago. Era tutto pieno: io ero seduto con mia figlia in braccio,  il pubblico del palazzetto si girò verso di noi e il ‘Dentone’ alle spalle mi disse: “Vedi Mazza? Sono tutti per te questi applausi!”. Ci credo, c’avevo il ‘Dentone’ alle spalle! Dopo il concerto andammo al Mc Donald’s e Ronnie si mise in fila per prendere i panini: aveva il cappello per non farsi riconoscere, un ragazzo lo guardava perché non credeva ai suoi occhi, invece al Mc Donald’s c’era davvero Ronaldo.

Anche i calciatori possono fare una vita normale?
I calciatori sono persone normali. Il gioco del calcio ha dei valori e delle regole. Poi, come dico sempre, bisogna avere anche la testa giusta per guadagnare tanto e gestire un patrimonio così importante in giovane età. Tutti pensano che i calciatori siano degli stupidotti, ma non lo sono.

A proposito di calciatori intelligenti: come vede Pirlo allenatore della Juve?
Andrea è un ragazzo d’oro. L’ho conosciuto quando giovanissimo: era arrivato all’Inter con Dabo, Silvestre e Ventola, era una covata buona. Non lo vedo come allenatore: non è una questione di capacità, ho qualche dubbio a livello caratteriale. Andrea era un taciturno e timido, ma può darsi che sia cambiato con l’età. Lo ricordo come un ragazzo molto silenzioso e non ce lo vedo ancora a preparare una partita. La grinta non gli manca, sennò non avrebbe vinto tutto quello che ha vinto lui. Secondo me un allenatore deve saper trasmettere tutto quello che vuole con le parole. Molto bravo in questo era Mazzone: forse non aveva le stesse capacità di Pirlo a livello tecnico-tattico però preparava le partite molto bene.

A proposito di allenatori: Conte-Inter un anno dopo è un esperimento ben riuscito?
Conte ha iniziato bene, ma non mi sono piaciute alcune sue esternazioni perché la società lo paga tanto e gli ha comprato parecchi giocatori. L’Inter ha speso tanto per Lukaku ed Eriksen. Quando le cose vanno male non puoi scaricare la colpa sulla società. Quando si sbaglia ci sono le responsabilità dell’allenatore.