Riecco Bolano, dalla Colombia a Coverciano: “Prima o poi allenerò da voi!”

“Tutto a posto di là?”. Passa il tempo, ma il primo pensiero di Jorge, quando risponde dall’altra parte della cornetta, è sempre lo stesso ed è sempre l’Italia. Nonostante siano passati dieci anni dalle sue ultime partite nel nostro Paese, nonostante 9000 chilometri abbondanti e un Oceano intero separino un presente tutto da scrivere in Colombia da un passato da sogno in Italia. L’azzurro del Mare dei Caraibi che bagna le coste di Santa Marta si riflette negli occhi dei ragazzi che giocano scalzi per strada, come faceva Carlos Valderrama negli Anni 60? e come ha fatto più recentemente Radamel Falcao. Anche Bolaño è cresciuto in questa città tra una partitella e l’altra, sognando sotto il sole di ripercorrere le orme del padre ex calciatore e di Faustino Asprilla, il primo colombiano a trovare la felicità lungo la via Emilia e a spalancare le porte del Parma ai suoi connazionali che sognavano l’Europa. Oggi Bolaño ha 43 anni e sta mettendo da parte tutto quello che gli serve per una nuova grande esplorazione: la meta questa volta è Coverciano, 200 chilometri più a sud di Parma. Da qui partirà la sua seconda vita.

Jorge, che cosa fa oggi nella sua vita?
Adesso mi trovo in Colombia e mi sto preparando per fare l’allenatore. Voglio andare in Italia nei prossimi mesi a Coverciano per seguire il corso. Dopo aver smesso di giocare sono rimasto sempre nel mondo calcio e ho seguito i giovani giocatori qui in Colombia. Sono tornato a vivere a Santa Marta: è una città di calciatori, qui sono nati anche Carlos Valderrama e il ‘Tigre’ Falcao. Da Santa Marta sono partiti talenti che poi sono diventati grandi campioni affermati in tutto il mondo. Ci sono molte statue dedicate a Valderrama in città.

Che cosa è stato ed è per voi Valderrama oggi?
Valderrama per la Colombia è stato importante come Maradona per l’Argentina, è un personaggio che ha dato molto al calcio dentro e fuori dal campo. Valderrama è il nostro idolo e siamo stati orgogliosi del suo stile di gioco e del suo modo di essere e anche del suo carattere. Io e Carlos abbiamo giocato insieme al Mondiale di Francia ’98 e anche nell’Atletico Junior di Barranquilla con cui ho esordito nella Serie A colombiana. Siamo molto amici e siamo sempre in contatto: sono spesso al suo fianco.

Avevate disputato un buon Mondiale nel 1998 con la Colombia…
C’erano dei calciatori molti forti come Faustino Asprilla, Freddy Rincon ed Oscar Cordoba. Gente molto forte sotto ogni punto di vista e che aveva fatto grandi cose a livello mondiale. Il nostro leader e capitano però era Valderrama. Carlos era il nostro mito.

Lei scelse il Parma su consiglio di Asprilla?
Ho guardato le partite di Faustino col Parma per tanti anni: per noi colombiani andare in quel club era un sogno. Alla prima opportunità che ho avuto di fare il salto di qualità e di quantità che serve per andare in Europa ho preso tutto e sono partito. Ho sempre sognato di giocare nel Parma e sono felice di esserci riuscito: ci sono rimasto per quasi 10 anni, sono molto fiero di aver indossato la maglia gialloblù.

Che compagno di squadra era Asprilla?
Fausto è sempre stato un ragazzo molto estroverso, aperto e divertente, uno che ti fa ridere sempre. È una brava persona. Per tanti di noi dopo Valderrama viene Asprilla perché ha fatto cose importanti a livello mondiale anche con la maglia della Colombia. Era un personaggio che faceva bene allo spogliatoio, parlava spesso ai compagni per dargli una mano. Siamo molto fieri di Asprilla.

Ha un ricordo particolare legato a Faustino?
Abbiamo giocato insieme al Parma e mi ricordo che quando arrivava lui la città si paralizzava. Per me è stato bellissimo essere suo compagno di squadra: è colombiano come me e gli voglio bene. La gente lo apprezzava: Asprilla ha fatto tante cose belle per il Parma e i tifosi gliene sono grati. Il loro affetto per Faustino era impressionante.

Lei quando ha deciso di fare il calciatore?
Mio padre è stato calciatore e ha giocato anche per la Colombia. La maglia della Nazionale per noi calciatori è il massimo a cui si possa aspirare. Mio padre è stato un punto di riferimento per me. A Santa Marta si gioca sempre a calcio e spesso sulla strada a piedi scalzi: l’ho fatto anche io da piccolo. Non eravamo né ricchi né poveri. C’era sempre da mangiare, anche se eravamo sempre in difficoltà per tanti motivi. Credo che questa cosa mi abbia dato la forza per andare avanti e diventare quello che sono diventato.

Il suo amore per l’Italia è nato col Mondiale 1990?
Me lo ricordo bene quel Mondiale: la Colombia non si qualificava da tanti anni e nel 1990 è arrivata fino agli ottavi di finale, per noi era stata una grande gioia. Quella Nazionale aveva giocato un ottimo torneo: era riuscita a superare la fase a gironi e aveva fatto vedere un grande calcio in Italia. Quel Mondiale è indimenticabile per tutti noi.

Quale è la principale differenza tra calcio italiano e calcio colombiano?
La forma di allenamento: sono due tipologie molto diverse. Per giocare in Italia bisogna avere tanta attenzione. Giocare in Serie A ti insegna tantissime cose dal punto di vista tattico. Sono contento di aver giocato nel vostro campionato: ho appreso metodi di lavoro che mi serviranno per la mia carriera da allenatore.

Come vede la Colombia oggi? È stata eliminata ai rigori sia al Mondiale 2018 che nell’ultima Copa America…
Nel calcio si può sempre fare qualcosa di più. Ora è arrivato un nuovo allenatore, Carlos Queiroz, che ha un metodo di lavoro ben preciso e arriva con idee chiare maturate in Europa: penso che ci aiuterà a migliorare. La cosa più importante è che la Nazionale e il calcio migliorino sempre.

Consiglia qualche giovane colombiano alle squadre italiane?
Ci sono tanti bravi calciatori colombiani nelle leghe europee e questo conferma la qualità dei nostri calciatori. C’è Daniel Muñoz che gioca nell’Atletico Nacional dove ha cominciato Faustino Asprilla: è un buon giocatore, fa il terzino destro e ho sentito che lo vuole anche il Porto. Poi c’è Nicolas Benedetti: è un centrocampista molto bravo, gioca in Messico e ha tutto quello che serve per arrivare in  Serie A un giorno.