Romulo: “Al Genoa ero CR8. Mi voleva Conte, Pirlo parla poco. E Piatek è super…”

(Photo by Giorgio Perottino – Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

Un pezzetto di pane e un po’ di burro, poi una tazza di caffè. Da bambino in Brasile il piccolo Romulo Souza Orestes Caldeira, per tutti Romulo, faceva il pieno di energia con quello che c’era in famiglia, poi usciva di casa e andava a correre per ore ed ore. Romulo è nato a sud del Brasile, precisamente a Pelotas, che significa “palloni”. Gli stessi che nella sua vita non ha smesso mai di rincorrere. Da dieci anni l’Italia è diventata ormai il suo secondo Paese, dove è arrivato quando era solo un ragazzo ed è diventato uomo, dove ha vinto con la Juventus e con la Lazio, dove ha vissuto una favola da raccontare e magari rivivere. Oggi Romulo lavora sodo per andarsi a prendere un nuovo sogno da realizzare con l’amore, lo spirito di sacrificio e l’entusiasmo che lo accompagnano da sempre.

Romulo, lei si sta allenando duramente: che momento sta vivendo?
Mi sto allenando tantissimo tutti i giorni, voglio farmi trovare pronto a gennaio. Cerco una nuova sfida, ma non voglio trovare un progetto di sei mesi. Voglio essere il primo dal punto di vista fisico, mi sto allenando duramente per questo. Faccio sedute molto intense per arrivare ad un livello molto alto, voglio essere al top in Europa. Questo è ciò che desidero di più dal mio fisico.

È deluso per come è finita la sua ultima esperienza col Brescia?
Il Brescia è una squadra molto importante, è una maglia molto pesante da portare. Volevamo a tutti i costi che la squadra si salvasse e restasse in Serie A per tanti anni, purtroppo è scesa in B: non era né l’obiettivo della società né dei calciatori. Siamo rimasti delusi e tristi perché il Brescia merita di stare in Serie A per la sua storia, per la sua tifoseria, per tutto quello che la città ha passato durante il lockdown. Credo e spero che ci ritorni il prima possibile. Il club merita di giocare nella massima categoria in Italia.

Balotelli si rilancerà al Monza?
Balotelli ha tutto ciò che serve ad un calciatore per fare la differenza. Bisogna capire come si allenerà e soprattutto se si impegnerà. Ha qualità ed è un bravissimo ragazzo. Spero che possa portare il Monza in Serie A e tornare ai massimi livelli. Adesso dipende tutto da lui.

Tonali è già pronto per il Milan?
È un giocatore fantastico, l’ho apprezzato già prima di diventare suo compagno di squadra. Non è facile arrivare al Milan, uno dei club più forti al mondo. Deve ancora maturare, ma è una cosa positiva perché se è già forte così figuriamoci quando avrà più esperienza. Tonali ha un futuro brillante davanti a sé.

Lei ha giocato nella Juve 2014-15: che esperienza è stata?
Desideravo fin da bambino di andare alla Juve e di indossare la maglia di una delle squadre più forti al mondo: quando ce l’ho fatta ho realizzato un sogno. Purtroppo ho giocato poco a causa della pubalgia: ho passato momenti difficilissimi, mi sono dovuto operare e ho perso la stagione per un problema fisico. Mi dispiace tantissimo. Sono certo che avrei giocato quasi tutte le partite se fossi stato bene. Sono cose che succedono, bisogna guardare avanti.

Che cosa l’ha colpita di più di Allegri allenatore?
Allegri è molto saggio, equilibrato e sa comunicare molto bene. Una delle cose che mi ha impressionato di più è la facilità con cui parla coi suoi giocatori: è una qualità fondamentale per un allenatore e Allegri lo sa fare alla grande.

Cosa ricorda della finale di Champions persa contro il Barcellona nel 2015?
Ricordo il pareggio di Morata quando stavamo perdendo 1-0. Poi c’è stato lo scontro Pogba-Dani Alves in area: c’era un mezzo rigore a nostro favore, l’arbitro però non ha fischiato e sulla ripartenza il Barcellona ha segnato il secondo gol e abbiamo perso le speranze. Poi Neymar ha chiuso la partita. Avessimo vinto quella finale non avremmo rubato niente. Al di là del risultato è un bellissimo ricordo della mia carriera.

Lei ha giocato con Pirlo: le piace oggi come allenatore?
Ho avuto il privilegio di giocare con lui, uno dei più grandi in assoluto della storia del calcio, un giocatore straordinario. Ricordo che parlava pochissimo. Pirlo parlava in campo coi suoi gesti, coi suoi passaggi, con le sue punizioni. È presto per dire se mi piace come allenatore perché sta vivendo i suoi primi mesi in panchina, bisogna aspettare che finisca la stagione per fare un bilancio, ma penso che diventerà uno degli allenatori più forti di sempre.

Agnelli ha fatto bene ad affidargli la panchina della Juve?
Il presidente ha fatto una scelta e penso che sia stata quella giusta considerando quando è stata presa. Tutti pensavamo che Sarri avrebbe dato un’identità forte alla Juve, ma non è riuscito a portare ciò che voleva. Pirlo rappresenta il mondo Juve, bisogna aspettare la fine della stagione per capire cosa accadrà.

Fu Conte a volerla alla Juve?
Conte mi voleva già nel gennaio 2014, ma il Verona non mi aveva lasciato partire perché desiderava che concludessi la stagione. Quando sono passato alla Juve, Conte se ne era andato ed era arrivato Allegri.

È vero che lei è stato vicino all’Inter di Conte lo scorso gennaio?
Ci sono state delle voci. L’Inter mi voleva, ma non potevo trasferirmi perché avevo già giocato col Genoa e col Brescia e non potevo indossare la maglia di una terza squadra nella stessa stagione. Però mi ha fatto piacere sentire quelle voci perché l’Inter è una grande squadra e perché penso che mi volesse Conte, uno degli allenatori più forti al mondo.

Che cosa ha significato per lei il Verona? È vero che nel 2016 ha detto ‘no’ al Napoli per restare in gialloblù?
Significa veramente tanto. I tifosi gialloblù mi scrivono ancora, provo ancora tanto affetto per la città e la squadra. Io e mia moglie abbiamo comprato una casa a Verona. Ho trascorso quattro anni meravigliosi e sono molto legato all’ambiente. Nell’estate 2016 sono arrivate proposte importanti in Francia e in Italia, però il Verona era appena sceso in B e quell’anno avevo giocato pochissimo per colpa della pubalgia. Ho parlato col direttore, con l’allenatore e col presidente e abbiamo deciso di andare avanti insieme per riportare la squadra in A. È stato un modo per ripagare tutto quello che mi aveva dato la società.

Le piace il Verona di oggi?
Apprezzo Juric, un allenatore che cerca di dare un’identità forte alla sua squadra: il Verona aggredisce alto, pressa gli avversari, cerca di impostare i ritmi della partita, è molto compatto in campo e riparte a 2000 all’ora. Ci sono tanti giocatori giovani. Si vede davvero la mano dell’allenatore in questa squadra.