Stankovic racconta il Triplete: “Gli ultimi 20 giorni eravamo morti”

E’ dedicato al duello del derby milanese tra Inter e Milan il pomeriggio di Sky Sport 24. Per celebrare gli scontri divenuti storici nel corso degli anni, sono intervenute due bandiere dei rispettivi club. A rappresentare la formazione nerazzurra, l’ex centrocampista Dejan Stankovic oggi tecnico della Stella Rossa, che ha raccontato diversi aneddoti sui tempi del Triplete e sul rapporto con Mancini. Per i rossoneri, invece, l’ex difensore ed oggi opinionista Alessandro Costacurta.

TRIPLETE –  “Abbiamo cercato di costruire anche l’anno dopo, abbiamo cambiato la squadra. Non posso che ringraziare il presidente Moratti per quello che ci ha regalato, bravissimi allenatori. I cicli sono fatti per finire, mi spiace, ma il nostro lo avevamo fatto”.

IL GRUPPO – “Come si costruisce? Era stato fatto un percorso negli anni precedenti. Nel secondo anno di Mourinho hanno fatto la differenza le scelte. Noi volevamo vincere tutto, una squadra come l’Inter non poteva scegliere un solo obiettivo. La serata a Kiev, quegli ultimi minuti da dentro o fuori, lì abbiamo avuto anche fortuna, quindi perché non sfruttarla? Abbiamo avuto contro un grandissimo Chelsea, poi un po’ di fortuna nel sorteggio, e siamo andati avanti. Non c’era nient’altro in testa quel 22 maggio se non alzare la Coppa e fare la storia”.

LA FATICA – “José è riuscito a tirare fuori il nostro 100%, ma dentro quello spogliatoio la differenza l’hanno fatti gli uomini. Gli ultimi 20 giorni eravamo morti, ma José ha tirato fuori qualcosa in più. Siamo cresciuti anche a livello umano, volare è stato importante”.

DERBY – “Quello più emozionante? Quello del 4-0, con José, potevamo fare anche qualche gol in più. Siamo stati spettacolari in campo, avevamo già dimostrato di essere una squadra forte. Sono stati derby combattuti, ma ci rispettavamo, al triplice fischio amici come prima. Poteva succedere qualcosina in campo, ma rimaneva lì, non si portava di un centimetro fuori. le storie dei due club erano molto importanti e dovevamo rispettare i tifosi. Sono passato dai derby di Belgrado, giocati da tifoso e capitano, a quelli di Milano. Qui è derby di prestigio, come la scala. Ma mi tengo anche i derby tra Stella Rossa-Partizan e Lazio-Roma”.

ALLENATORE – ” A chi mi ispiro? Ho avuto la fortuna di lavorare con grandissimi allenatori, ma prima ancora uomini. Ho avuto anche grandissimi compagni, prendo da ognuno di loro quello che mi serve. Alla Stella Rossa mi sto divertendo. Prendo quello che mi piace da ogni allenatore avuto e cerco di costruire la mia visione di calcio. Chiedo carattere, rispetto, non mollare, conoscere come funziona il mondo fuori dal campo. Ho smesso pochi anni fa, lo spogliatoio lo respiro bene. Da quando sono passato dall’altra parte, sto cercando di creare una nuova identità”.

MANCINI – “Un aneddoto? Mi chiamavano figlio di Mancini ed io mi sentivo bene con lui, mi sentivo protetto, sia quando era compagno che da allenatore. Ti metteva tanta pressione, rompeva un po’ le scatole, ma il giusto. Con lui son cresciuto tanto. Fargli una domanda? Come sarà il suo programma adesso che gli Europei sono stati rinviati, se si preparerà diversamente”.

INTER OGGI – “Penso che il gap con la Juve è diminuito moltissimo e questo si sperava con l’arrivo di Conte che sta facendo un grandissimo lavoro. I calciatori lo seguono, per lo scudetto non è ancora finito. Non so se questa pausa farà bene o meno, per il momento è giusto non giocare, tutti abbiamo l’unico pensiero di rimanere a casa. Anche in Serbia si sta diffondendo il virus in maniera incredibile. L’Inter può fare grandissime cose, manca un pezzettino e poi sarà top Inter”.

LAZIO – “Simone sta facendo un grandissimo lavoro, merita il rinnovo del contratto. E’ partito con umiltà, è un ragazzo splendido. Avevamo un grande rapporto, è un amico e modello, un allenatore giovane da cui si possono imparare molte cose. La mia idea di calcio è vicina alla sua. La Lazio può lottare fino alla fine, ha le qualità giuste, può essere una grande sorpresa”.

MILAN – “Se sono stato vicino? Sinceramente non lo so? A 18 anni sono stato vicino a Paris Saint Germain e Roma, il resto non so. Del Milan sinceramente non ho sentito parlare direttamente. Savicevic mi conosceva, ho avuto la fortuna di condividere lo spogliatoio con lui”. 

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