Toh, Karagounis: “Nella mia Inter tanti campioni ma quanti problemi…”

Per i greci guardare dal basso verso l’alto è più di una semplice abitudine: è qualcosa di più profondo, un modo di essere e intendere il mondo. La città moderna ammira la sua acropoli, la parte alta in cui sono serbati i suoi valori più antichi, così come una persona è sedotta dall’idea di raggiungere la versione migliore di sé. Quando era solo un ragazzino Giorgos correva sotto il sole di Pyrgos sognando Atene: quando l’ha raggiunta, la sua “nuova acropoli” è diventata la Milano nerazzurra in cui è approdato nel 2003. Una salita per soli uomini appassionati, disponibili alla fatica e un pizzico fortunati: così l’interista Giorgos è diventato l’eroe Karagounis che ha sorpreso il Portogallo all’esordio dell’Europeo 2004 e festeggiato il trionfo in finale. Un’impresa compiuta insieme ad altri ventidue uomini all’Estadio da Luz, dove la Grecia ‘illuminata’ ha battuto i giganti Figo e Rui Costa e un giovane Cristiano Ronaldo. Sono passati 16 anni da allora e Karagounis non ha smesso di lottare al fianco dei ‘suoi’ uomini e di guardare sempre dal basso verso l’alto, sognando nuove avventure da vivere per raccontarle.

Giorgos, che cosa fa oggi nella sua vita?
Vivo in Grecia e gioco insieme ai reduci della Nazionale campione d’Europa nel 2004: facciamo qualche partita e organizziamo alcuni eventi per beneficenza e per aiutare la gente bisognosa. Sono anche ambasciatore Uefa per il prossimo Europeo. Poi passo tanto tempo con la mia famiglia: mi sto riprendendo un po’ la mia vita dopo aver smesso di giocare.

Com’è la situazione sanitaria in Grecia? Il coronavirus vi ha colpito?
Abbiamo passato 2-3 mesi difficili come in tutta Europa, adesso siamo più tranquilli e siamo tornati a fare quello che facevamo prima. Speriamo di andare avanti così. Il calcio è ripartito anche in Grecia. Spero che la gente possa tornare presto allo stadio per seguire le partite: il calcio senza tifosi non è calcio, non emoziona allo stesso modo.

Quando ha deciso di fare il calciatore?
Quando ero piccolo giocavo sempre a calcio coi miei amici nel mio paesino. Un giorno ho cominciato a giocare con la squadra di Pyrgos, poi sono andato al Panathinaikos. Ho sempre amato il calcio. La mia famiglia mi ha aiutato tanto: quando ho lasciato Pyrgos per andare ad Atene avevo solo 13 anni e i miei genitori si sono trasferiti insieme a me. Volevano che facessi il calciatore.

Che cosa ha significato il Panathinaikos per lei?
È stato la mia casa, il club con cui ho giocato più partite in tutta la mia carriera: al Panathinaikos ho imparato davvero tante cose. Ci sono andato quando ero un ragazzino: per questo motivo ha significato e significa tanto per me. Ci sono cresciuto, abbiamo vinto tante partite anche in Champions League, ci siamo tolti grosse soddisfazioni. Fare bene col Panathinaikos poi mi ha permesso di andare all’Inter.

Nel 2000-01 lei col Panathinaikos ha battuto la Juve in Champions eliminandola dalla competizione: che cosa ricorda?
Con quel successo ci siamo qualificati alla fase successiva. Abbiamo battuto una grande Juve: in panchina c’era Ancelotti, in campo grandi campioni come Zidane e Del Piero. È stato un momento indimenticabile per il Panathinaikos: eravamo un gruppo molto forte infatti abbiamo battuto anche altre grandi squadre in Europa.

(Photo by Marco Luzzani – Inter/FC Internazionale via Getty Images)

Nel 2003 lei è passato all’Inter: che esperienza è stata?
Avevo disputato buone partite con la Grecia così l’Inter mi ha cercato. A Milano ho vissuto due stagioni difficili: in squadra c’erano tanti campioni ma anche tanti problemi. Quando non vinci c’è tanta pressione che cresce di giorno in giorno: era il nostro caso. Giocare nell’Inter però è stata una grande esperienza. C’erano grandi persone, lo staff era buono, Moratti una persona fantastica. È stato davvero bello per me.

È vero che non passava mai il pallone a Vieri?
Christian lo ripete perché voleva sempre il pallone: tutti gli attaccanti ragionano così. Vieri però era un grande campione e sono felice di aver giocato con lui e con Adriano in attacco, come con Veron e altri grandi giocatori. Poi quando ero all’Inter sono diventato anche campione d’Europa con la Grecia: è stato un grande momento per me.

Al secondo anno con Mancini all’Inter si aspettava di giocare di più? Era diventato campione d’Europa…
È andata così… Erano anni difficili, poi ogni allenatore aveva le sue tattiche e in quel centrocampo c’erano tanti campioni. Ci vuole anche un po’ di fortuna: se non giochi con continuità è difficile trovare un buon ritmo. Non è stato facile per me. Al secondo anno però con l’Inter ho vinto la Coppa Italia battendo la Roma in finale.

È stato strano battere l’Inter di Mourinho e Ibra a San Siro col Panathinaikos nel 2008 ai gironi di Champions?
Non è stato facile sfidare i miei ex compagni a San Siro. Fu una vittoria storica per il Panathinaikos: avevamo battuto una squadra fortissima, guidata da Mourinho. Con quel successo abbiamo chiuso il girone al primo posto davanti ai nerazzurri: è stata una grande soddisfazione per tutti noi. Poi San Siro è speciale: mi fa venire in mente sempre bei ricordi.

Che idea si è fatto della squadra di Conte?
Oggi seguo l’Inter e faccio il tifo per la squadra. Purtroppo dopo gli ultimi risultati penso sia difficile che vinca lo scudetto.

L’Inter ha preso il giovane Georgios Vagiannidis dal Panathinaikos: lo conosce?
Purtroppo no perché ha giocato pochissimo con la prima squadra: appena una partita nel campionato greco. Però mi è stato detto che Vagiannidis ha grossi margini di crescita. Speriamo che faccia bene: arriva in una grande squadra, sappiamo tutti che non è facile imporsi, però quando sei giovane puoi imparare. Se lavori puoi farcela: Vagiannidis ha tutto il futuro davanti a sé.

Lei oggi gioca con le leggende dell’Inter: le piace?
Ci divertiamo tutti insieme: è bello rivedere vecchi amici, ci ritroviamo volentieri, c’è un bellissimo rapporto tra noi. Mi piace giocare per Inter Forever: quelle partite fanno sempre bene.